Samuele Bersani, un patrimonio della musica italiana

È una vita che ascolto la musica di Samuele Bersani. Le sue splendide canzoni mi hanno preso per mano fin dalla tenera età. Chicco e Spillo, Freak, Coccodrilli, Giudizi universali, Replay, Il pescatore di asterischi, Cattiva, Lascia stare: un elenco infinito di capolavori che mi hanno travolto e commosso in vari momenti della mia esistenza.
Per quanto fosse un ragazzino, all’inizio degli anni Novanta aveva già intrapreso un’interessante e invidiabile carriera discografica, destinata a proseguire a suon di capolavori puntualmente lodati dalla critica. Io, un bambino fortemente attratto dalla musica italiana, rimanevo incantato dalla sua abilità a incastrare versi strepitosi in melodie brillanti, anche molto immediate seppur non banali e tantomeno posticce.
Si parla sempre troppo poco di lui e delle sue qualità. Anche se gli anni passano, dimostra di avere un’incredibile lucidità in termini di scrittura: ogni suo nuovo lavoro spicca per testi impeccabili e musiche grandiose, eleganti e moderne al tempo stesso, aperte al mainstream ma comunque ricercate. Resta un osservatore eccezionale e un narratore inimitabile, mai scontato.
Un’evoluzione, la sua, sempre all’insegna della coerenza. Nonostante i dischi sontuosi sfornati in più di trent’anni di carriera (penso a “Samuele Bersani” e a “L’oroscopo speciale”, ma anche a “Caramella Smog” e a “Nuvola numero nove”), quando decide di tornare lo fa con lavori maturi, pieni di contenuti, di intuizioni geniali.
Anche l’ultimo “Cinema Samuele”, pubblicato più di cinque anni fa, è riuscito a mettere d’accordo tutti: grandi canzoni, ponderate e curatissime sotto ogni punto di vista.
Pur vantando un repertorio eccellente, va avanti per la sua strada assecondando i suoi gusti musicali e selezionando con particolare attenzione i temi da sviluppare nei suoi brani.
È indubbiamente un esempio. Pochi, nel nostro Paese, lavorano come lui.
Impossibile rimanere delusi dal suo stile. Non ha mai sbagliato un disco e non lo farà nemmeno negli anni a venire.
Sperando che il 2026 possa essere l’anno buono per sentire un suo nuovo album, mi godo tutta la bellezza che ci ha regalato finora riascoltando a casa o in macchina i meravigliosi dischi rilasciati a partire dal primissimo “C’hanno preso tutto” del 1992. Poco più che ventenne sapeva già come stupire il suo pubblico. E ci riesce ancora oggi, con un estro non da poco.

Alessandro

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