Maturità, umiltà, talento: tutto l’estro di Valentina Lupi

Negli anni ho sempre più apprezzato la scrittura di Valentina Lupi, certamente una delle cantautrici italiane più valide di oggi e in attività da almeno quattro lustri. Mi è piaciuto molto il suo ultimo album “Madre non madre”, pubblicato circa tre anni fa e al quale ho dedicato anche un po’ di spazio su questo blog: un lavoro pregevole, di classe e in parte sperimentale, costituito da canzoni bellissime e curate sotto ogni aspetto.
Nei mesi scorsi sono riuscito a recuperare quel che mi mancava della sua discografia, ovvero i suoi primi due album in studio: “Non voglio restare Cappuccetto Rosso” del 2006 e “Atto terzo” del 2011. Album bellissimi seppur diversi tra di loro, ben strutturati, arrangiati con sapienza. Roba di indubbia qualità, non le cose effimere e prevedibili che spesso provengono dal mondo alternativo e underground italiano.
Un disco come “Non voglio restare Cappuccetto Rosso” è qualcosa di strepitoso: un esordio perfetto, con dodici splendide tracce piene di chitarre elettriche, di idee valide, di versi calzanti, non banali. Canzoni vere, autentiche, sostanziose, emozionanti, attraversate da temi anche importanti e il più delle volte contraddistinte da pregevoli aperture melodiche: un lavoro con i fiocchi, privo di sbavature e capace di sorprendere.
A partire da quel disco, la brava Valentina si è sempre reinventata. Non si è mai ripetuta, ma ha cercato puntualmente di intraprendere nuove strade, con il rischio concreto di scivolare o comunque di non convincere in pieno i suoi estimatori. Un coraggio non da poco, mi viene da dire. Soprattutto considerando che si tratta di una musicista completa, con una preparazione importante alle spalle: una vita dedicata allo studio del canto e della musica, che per lei non è mai stata un semplice passatempo.
Sempre pronta a rimettersi in discussione, a lanciarsi in nuove sfide con la giusta consapevolezza nei propri mezzi.
Di artiste come lei, in Italia, ce ne sono poche. Avrebbe meritato di più? Senz’altro. Ma qui da noi, si sa, il mainstream cerca altro. Le radio commerciali spingono per lo più artisti mediocri, che non lavorano nell’ottica di una ricerca, puntando piuttosto a ripetersi per accontentare un certo target.
Una come Valentina Lupi non può rientrare in un contesto del genere. Lei va semplicemente per la sua strada, si prende il suo tempo, decide di riaffacciarsi sulle scene quando ha qualcosa da dire, quando ha tra le mani qualcosa di valido, di maturo, di profondo, di soddisfacente.
Tutto questo mi porta a stimarla, a fare il tifo per lei, a sperare che in futuro possa trovare sempre ispirazione per stupire chi, come il sottoscritto, non smetterà mai di sostenerla.
Invito chiunque ad andarsi a sentire i suoi dischi. Dal primo “Non voglio restare Cappuccetto Rosso” all’ultimo “Madre non madre”: tre dischi e un ep sfornati in quasi vent’anni. Non sarà molto materiale, ma di certo nella musica conta sempre più la qualità rispetto alla quantità.
Di questo non dubito affatto.

Alessandro

No Comments Yet.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *