Grande cast e splendida regia: considerazioni su “Smoke” di Wayne Wang

Solo pochi anni fa sono riuscito a vedere il bellissimo “Smoke” di Wayne Wang. Tutto merito del tempo a disposizione grazie all’avvento della pandemia, un momento difficile per tutti noi che mi ha però dato l’opportunità di leggere molti libri e di vedere tanti film.
Nei primi anni Duemila mio padre comprò il dvd originale del film, un drammatico ambientato a New York in cui recitano due grandi attori del calibro di Harvey Keitel e William Hurt. Per tanto tempo l’occhio mi è finito su quella copertina, capace di incuriosirmi soprattutto per quel titolo così semplice e misterioso.
Poi, per l’appunto, la pandemia ci ha rinchiuso in casa, e in uno dei tanti pomeriggi liberi mi sono concesso un paio d’ore per godermi l’opera.
Devo dire di aver apprezzato tanto “Smoke”, soprattutto la sua fotografia e l’ottima regia. Il ricordo che ho è quello di un film molto intimista, girato soprattutto in interni. Un lavoro in cui emergono alcuni degli elementi cinematografici a cui resto molto legato: i ritmi lenti, le scene lunghe, i silenzi, gli sguardi, il taglio malinconico.
Una storia che scorre piacevolmente, seppur priva di colpi di scena e di momenti concitati. Molto interessante il personaggio interpretato da William Hurt, uno scrittore in difficoltà dopo un lutto pesante e pronto a rimettersi in gioco dopo episodio molto pericoloso.
Un film che ha davvero il sapore degli anni Novanta, ambientato in una New York sempre affascinante. Proprio in questo momento, mentre scrivo, scopro sul web dell’esistenza di sequel di “Smoke” intitolato “Blue in the Face” e uscito lo stesso anno. Cercherò di recuperarlo e vederlo al più presto.

Alessandro

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