“Il regno animale”, grande esordio come romanziere per Francesco Bianconi

Dopo una lunga e faticosa ricerca, poco più di un anno fa sono riuscito a procurarmi e a leggere “Il regno animale”, il primo romanzo di Francesco Bianconi pubblicato nell’ormai lontano 2011.
La lettura appassionata di “Atlante delle case maledette”, uscito in piena pandemia, mi aveva convinto ad approfondire la conoscenza dell’attività da romanziere del frontman dei Baustelle, gruppo che ho sempre stimato pur non ritenendomi un fan accanito (possiedo a casa tre dischi pubblicati dalla band senese a inizio carriera).
Dei due libri scritti da Bianconi prima di “Atlante delle case maledette” sono stato in grado di recuperare soltanto “Il regno animale”, preso tra l’altro navigando sul web. Il successivo “La resurrezione della carne”, dato alle stampe nel 2015, è praticamente introvabile.
“Il regno animale” è un lavoro indubbiamente interessante. Una storia in parte autobiografica, come rivelato da Bianconi stesso in alcune interviste, e segnata da una costante inquietudine e un finale sorprendente.
Uno stile elegante ed efficace, contraddistinto da descrizioni accurate di luoghi, persone e situazioni: davvero un bel romanzo, che si fa leggere volentieri per il semplice fatto di incuriosire abilmente il lettore, invogliandolo ad andare avanti per scoprire come si concluderà la vicenda.
Sullo sfondo una Milano fredda e grigia, quella che accoglie un ragazzo proveniente dalla provincia toscana con evidenti fragilità e alla ricerca del suo posto nel mondo. Una fase di adattamento lunga e complessa, dovuta sia ad alcuni problemi personali che a delle difficoltà oggettive a farsi strada nel lavoro.
Un testo coinvolgente, che mi sento di consigliare a chi ama una narrativa malinconica e raffinata al tempo stesso.
Ne “Il regno animale” ci sono a mio avviso delle scelte poco chiare in termini di struttura, frutto forse della poca esperienza dell’autore in termini di scrittura di romanzi. Ma ci sta, perché si tratta appunto del primo libro di Bianconi, migliorato nel tempo come romanziere, almeno se si prende in considerazione il già citato “Atlante delle case maledette”, libro davvero ben fatto e che, se solo avessi tempo, rileggerei all’istante.
Quanto a “Il regno animale”, è un’opera che ho cercato con insistenza e che ho avuto poi il piacere di leggere con estremo piacere. Un grosso dispendio di energia poi ben ripagato.
Un bell’esempio di scrittura di qualità, anche sorprendente in certi punti.

Alessandro

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