Nel corso della sua lunga e strepitosa carriera, Francesco De Gregori ha realizzato pochi videoclip. Qualcosa negli anni Novanta, poco altro con l’avvento del nuovo millennio: una produzione piuttosto ristretta, facilmente comprensibile vista la raffinatezza della sua musica, poco in voga tra i giovani e quindi lontana dalle televisioni e dalle piattaforme digitali.
Ricordo che nei primi mesi del 2006, in occasione dell’uscita dell’album “Calypsos”, sia su Mtv che su All Music veniva spesso passato il video di Cardiologia, il primo singolo estratto da quel disco che arrivò a nemmeno un anno di distanza da “Pezzi”, album che ha ispirato il titolo di questo blog.
Anche se già all’epoca i canali televisivi musicali erano soliti dare molto spazio al pop becero, volgare e patinato, per fortuna brani eleganti e intensi come per l’appunto Cardiologia riuscivano comunque ad avere un minimo di visibilità. Altri tempi, non c’è dubbio: oggi, se esistessero ancora Mtv e All Music, un pezzo così bello e struggente non verrebbe mai trasmesso: si preferirebbe soltanto spazzatura, roba caotica e volgare, di cattivo gusto.
Seppur accompagnata da un videoclip molto semplice, quasi vent’anni fa Cardiologia catturò comunque la mia attenzione: ascoltandola attraverso il piccolo schermo venni colpito dalla melodia cristallina, così come dalla musica struggente, dall’arrangiamento essenziale e dai versi magnifici cantati con maestria dal Principe.
Percepivo una qualità enorme. Mi rendevo conto del fatto che la musica di De Gregori fosse di gran lunga più ricercata e valida di quella che sentivo in quegli anni.
Sentendo a ripetizione un brano simile compresi la classe spropositata del suo autore, tanto da ripromettermi di ampliare la conoscenza del repertorio di quello che va considerato un autentico patrimonio della nostra cultura.
Diciamo che Cardiologia mi aprì un mondo. Da lì in poi cominciai a procurarmi tutti i dischi di De Gregori, pescando sia tra i lavori più recenti che tra quelli maggiormente datati, legati ai suoi esordi.
Anche se a molte persone un album come “Calypsos” piace poco, ritengo che Cardiologia sia uno dei brani più belli e intensi e potenti dello sconfinato repertorio di un monumento della canzone italiana.
Non a caso gli devo tutto, al brano e al suo autore.
Alessandro
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