
Quando ripenso alla grandezza del cinema di Andrej Tarkovskij, mi tornano spesso in mente varie scene di “Stalker”, opera immensa risalente al 1979.
Lo vidi a casa una quindicina di anni fa, ai tempi dell’università. Ero in una fase di scoperta di parte del cinema dell’Europa dell’Est, spesso al centro di tante lezioni frequentate alla Sapienza. Fu un’esperienza singolare, qualcosa che in qualche modo lasciò il segno.
Un film semplicemente magistrale, con elementi legati alla fantascienza ma con una forte impronta autoriale. Nonostante la sua lunga durata, ben superiore alle due ore, un film del genere ha la capacità di tenere lo spettatore incollato allo schermo per tutto il tempo.
Non ci si annoia, non ci si stanca. Si rimane lì con gli occhi spalancati, del tutto stupiti dalla potenza delle immagini, dalla bravura degli attori, dalla cura della fotografia, dai dialoghi fitti e deliranti, che sconfinano spesso nella filosofia.
Un lavoro incredibile, frutto di talento e di genialità, di ispirazione e di enorme cultura sotto ogni punto di vista.
Dei sette film diretti da Tarkosvkij, lo reputo senza dubbio il migliore per la qualità che lo pervade. Anche se realizzato più di quarant’anni fa, appare quanto mai moderno.
Nel guardarlo, non si ha affatto idea di cosa possa accadere: si resta come sospesi, con la sensazione che tutto possa essere stravolto da un momento all’altro.
Qualcosa di sublime, indubbiamente unico e al tempo stesso inimitabile. Una follia studiata e ragionata, che soltanto il compianto regista sovietico avrebbe potuto creare, senza cadere nella banalità.
Alessandro
Leave a Reply