“Abbey Road”, un punto di non ritorno

Ho semplicemente un debole per "Abbey Road". È un disco a cui sono affezionatissimo. Credo sia uno dei primi album che ho cominciato a sentire per intero, anche indipendentemente dalla presenza nei paragi dei miei genitori. Ricordo ancora quanto fui colpito dalla sua copertina strepitosa. Quei quattro tizi in fila sulle strisce pedonali, John Lennon davanti a tutti con i suoi capelli lunghi e il vestito bianco. E poi, ovviamente, Paul McCartney. L'unico sbarbato, con sigaretta in mano e piedi ...

“May You Never” (John Martyn)

Ho sentito per una vita May You Never cantata da Eric Clapton nella convinzione più totale che fosse un suo pezzo. Completamente fuori strada. Perché questo brano incantevole, racchiuso nel disco "Slowhand" del 1977, è una cover. L'autore di May You Never è infatti il grande John Martyn, songwriter scozzese morto nel 2009. La musica di John Martyn la conosco da diversi anni, eppure non ho mai consultato integralmente la sua discografia. Altro grave errore. Se solo avessi ascoltato dall'inizio ...

La morte di Leonard Cohen

Tutto mi aspettavo in questo finale di 2016 tranne che apprendere di un'altra pesante scomparsa. Se penso al mondo della musica, l'anno che va a chiudersi si è rivelato alquanto assurdo. Le morti di Bowie e Prince sono stati autentici macigni, quella di Gianmaria Testa mi ha provato incredibilmente e devo dire che ancora oggi fatica ad abituarmi all'idea. Ora dovrò realizzare sul serio che su questa terra non c'è e non ci sarà più Leonard Cohen. Il suo addio ...

“Cara” (Lucio Dalla)

Prima o poi arriva il momento in cui un appassionato di musica, avvicinandosi all'opera di Lucio Dalla, si confronta con quella triade micidiale di cd rilasciati nel 1977, nel 1979 e nel 1980. "Com'è Profondo Il Mare", "Lucio Dalla" e "Dalla". Dischi grandiosi, che hanno avuto un successo enorme e meritato. In quel periodo l'artista bolognese era in un vero stato di grazia e basta dare un'occhiata alle scalette dei tre cd per comprenderne la bellezza e la qualità. Non ...

“Thickfreakness” e i quei Black Keys devastanti

In questi ultimi giorni sono andato a ripescare un po' di dischi comprati tempo addietro e non più ascoltati di recente. Sonic Youth, Damien Rice, Aerosmith, Pearl Jam, ZZ Top: roba splendida, progetti assai differenti l'uno dall'altro. L'unico "problema" di quando cominci ad avere un'infinità di dischi in casa è che poi non solo non hai modo di sentirli tutti, ma ti dimentichi di possedere degli autentici gioielli che per lunghi periodi ti hanno accompagnato. Indubbiamente "Thickfreakness" dei Black Keys ...