
Ricordo una serata tra amici di un po’ di anni fa. Era l’aprile del 2011, il 15 aprile del 2011, e con alcuni amici dell’università andai al cinema Quattro Fontane per la prima di “Habemus Papam” di Nanni Moretti. Delusi e perplessi per quanto visto in sala (le aspettative erano piuttosto alte considerando l’adorazione per Nanni) andammo a prenderci una birra lì vicino. Camminando in gruppo per le vie del centro, con il caro amico Valerio Fratini finimmo inevitabilmente per parlare anche di musica, di canzoni e di cantautori. I nostri amati cantautori, quelli d’un tempo e quelli “nuovi”, di nicchia, che ci sono sempre piaciuti.
Ad un certo punto lui mi fa: «Devi sentire l’ultimo di Tricarico, un capolavoro». E io: «Ma quale, “L’Imbarazzo”? Deve essere interessante, mi intriga molto». Lui: «Non puoi capire De Ro’ (De Rossi, per gli amici dell’università sono sempre stato De Rossi, nda). È favoloso. Arrangiamenti sorprendenti, a tratti raffinatissimi, lui ispirato, introspettivo. Un capolavoro, devi ascoltarlo». Mi fidai e qualche giorno dopo iniziai ad ascoltarlo quel disco, di cui conoscevo solo la splendida Tre Colori, portata a Sanremo poche settimane prima.
All’epoca conoscevo pochi pezzi del repertorio di Tricarico, di cd veri e propri non ne possedevo nessuno. Con “L’Imbarazzo” cominciai ad entrare nel suo mondo così enigmatico. Confrontando “L’Imbarazzo” con i dischi precedenti mi resi conto di quanto fosse diverso e sfaccettato, ma soprattutto poco immediato e difficile da capire. Tre produttori differenti per lavorare su una raccolta d’inediti. Ferdinando Arnò, Massimo Martellotta e Fausto Mesolella: tre modi particolari di intendere la canzone italiana. Ma che bel risultato finale. Rock ed elettronica. Fiati, archi, influenze battistiane, la cover de L’Italiano. Che bei testi, che bei suoni. Una Selva Oscura, Leggerezza, Guarda Che Bel Che Han Le Rose, La Mia Sposa, Da Soli Io E Te: una canzone più bella dell’altra.
Sempre un’emozione risentirlo, al di là di come venne accolto dalla critica. Tricarico è bravissimo, punto.
Alessandro
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