Questo pianeta sempre più allo stremo

Probabilmente è la prima volta in assoluto che scrivo di ambiente su questo blog. Se la memoria non m’inganna, mai, prima d’ora, mi era venuto in mente di dedicare qualche riga a un tema che è sempre più all’ordine del giorno.
Al di là del fatto di aver sempre nutrito un particolare interesse per tutto ciò che riguarda lo stato di salute della Terra, capace di regalarci scorci di meraviglia assoluta in termini di bellezza, stavolta ho sentito la necessità di esprimere il mio pensiero – e quindi il mio disappunto – su quello che sta accadendo un po’ in tutto il mondo. Del resto, la situazione è sotto gli occhi di tutti: smog e scarse precipitazioni alternate a bufere e tifoni, nonché temperature quasi mai in linea con gli standard, sono indizi evidenti di un’alterazione abbastanza marcata di un equilibrio ormai difficile da ripristinare.
Non posso nascondere una grande preoccupazione per le sorti di un pianeta che, in poco più di un secolo, è stato letteralmente trasformato dalle logiche e dagli interessi di un essere umano spietato e ignorante, attento soltanto al guadagno e del tutto irrispettoso verso la natura. Per quanto l’aria sia divenuta ormai irrespirabile in seguito alle continue emissioni delle fabbriche attive e delle automobili in circolo, le maggiori forze mondiali a livello economico continuano a lasciar precipitare la situazione in seguito alla mancanza di interventi concreti.
Da decenni gli esperti in materia di clima lanciano continui appelli legati a problemi gravi come il surriscaldamento globale, che vuol dire innanzitutto scioglimento progressivo dei ghiacciai, eppure non c’è traccia di provvedimenti in grado di avviare un netto cambio di marcia. Se si considera una nazione come l’Italia, è sempre più percepibile un aumento progressivo delle temperature.
Il clima non è più costante, bensì instabile a livelli impressionanti: nell’arco di poche ore si assiste a delle variazioni meteorologiche fuori dal comune, spaventose, fenomeni capaci di danneggiare una quantità esagerata di raccolti. Non stupiscono, a tal proposito, le continue lamentele di chi coltiva la terra, puntualmente alle prese con emergenze di vario tipo che corrispondono poi a danni economici incalcolabili (ricordiamoci tutti che sulle nostre tavole arrivano alimenti sani e genuini grazie a un lungo e difficile lavoro fatto sul campo da tante volenterose persone).
Mi sembra che tutto stia sfuggendo di mano e che, alla fine, l’ultima parola ce l’abbiano sempre quelle multinazionali concentrate soltanto sui propri profitti e non sul benessere di chi popola la Terra, abitata sì da uomini, ma anche da animali e da piante e alberi che sono sinonimo di vita.
A Roma, dove sono nato e dove vivo tuttora, gli ultimi inverni sono stati contraddistinti da temperature quasi mai rigide e da pochissime piogge: nella Capitale i temporali sono diventati eventi eccezionali, e quelle poche volte che si abbattono sulla città sono di una violenza inaudita, tanto da generare innumerevoli problemi nei quartieri più disparati, non solo quelli più periferici. Anche quest’anno, a parte forse novembre, ha piovuto davvero poco. E stiamo parlando di Roma, non di Reggio Calabria o di Palermo, località che trovandosi più a sud godono di bel tempo per quasi tutto l’anno. Pensiamo allora ai prossimi mesi: possibile aspettarsi grandi quantità di acqua dal cielo a giugno o a luglio? Mi sembra chiaro che tutto questo non accadrà mai, con tutte le conseguenze del caso. Potrà piovere un po’ a maggio, ma da giugno in poi ci sarà spazio solo per il caldo asfissiante che seccherà i terreni e che comporterà un utilizzo più diffuso di acqua.
Amici di Torino mi hanno confidato di recente che anche lì la pioggia è ormai una rarità. E non stupisce che in diverse zone del Piemonte, ad esempio in provincia di Cuneo, la siccità sia una costante non solo d’estate.
Del Po e della sua situazione si sa già molto: ancora prima dell’arrivo della bella stagione i notiziari diffondono puntualmente immagini di alcuni tratti del grande fiume dove di acqua ce n’è davvero poca. Tutto questo è preoccupante, perché di acqua stessa ce n’è sempre di meno un po’ ovunque e, al di là di sporadiche campagne lanciate dal Governo, mi sembra di ravvisare uno spreco evidente di un bene così prezioso, senza contare la dispersione cronica, tra l’altro facilmente evitabile.
Insomma, la mia visione generale del clima è tutt’altro che positiva. Ripeto: sono davvero preoccupato per ciò a cui andremo incontro. E soprattutto provo delusione rispetto al lavoro finora mediocre e insufficiente da parte di chi ci governa: serve molto più impegno rispetto a quanto fatto sino ad oggi, altrimenti la situazione diverrà insostenibile per chiunque.
Non resta che incrociare le dita e confidare nell’avvio di politiche coraggiose e virtuose. In caso contrario, la nostra permanenza sulla Terra sarà alquanto improbabile, o perlomeno precaria.

Alessandro

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