Il grande esordio solista di Manuel Agnelli

Da fan sfegatato degli Afterhours quale sono, ho provveduto ad acquistare immediatamente una copia del primo album solista del frontman, Manuel Agnelli, intitolato “Ama il prossimo tuo come te stesso”. Non posso giurare di aver comprato il disco il giorno stesso dell’uscita, ovvero il 30 settembre, ma sono certo di averlo fatto a poco meno di una settimana di distanza dal suo arrivo nei negozi.
Come scrissi su questo blog qualche anno fa, gli Afterhours restano uno dei miei gruppi italiani preferiti, una band che mi regalato una quantità incredibile di emozioni con i dischi incisi e con i concerti tenuti a Roma che sono riuscito a vedere dal 2008 in poi (prima, purtroppo, nessuna possibilità di prendere e andare da solo o con qualche altra persona). Proprio per questo, appena saputo della pubblicazione del disco di Manuel mi sono appuntato tutto sull’agenda e mi sono quindi attivato per procurarmi al più presto l’opera composta da dieci brani originali.
Devo dire che il risultato complessivo non mi ha affatto deluso. Ero certo del fatto che Manuel avrebbe dato alle stampe un lavoro di qualità: tralasciando il suo impegno televisivo negli ultimi anni, su cui non mi esprimo, la sua coerenza artistica resta sicuramente intatta, poiché l’importanza che dà all’arte e alla musica è sotto gli occhi di tutti.
Ci sono brani molto belli all’interno di “Ama il prossimo tuo come te stesso”, a partire dalla title-track che chiude l’album, un componimento profondo e struggente. Di pezzi del genere, caratterizzati da una forte intimità e dalla predominanza del pianoforte sugli altri strumenti, ne spuntano diversi all’interno del disco (penso a Tra mille anni mille anni fa e al singolo Milano con la peste).
Non manca ovviamente il rock, che per uno come Agnelli vuol dire rumore, potenza, acidità, distorsioni. Da questo punto di vista, si stagliano subito Signorina mani avanti e Severdonetsk, ma anche Proci e Guerra e pop corn non risultano essere tracce deludenti o mediocri.
Lo sposo sulla torta, bellissima e incalzante, contiene gradevoli elementi pop ben calibrati, mentre Pam Pum Pam e La profondità degli abissi tirano fuori quell’oscurità sottolineata alla perfezione dagli archi. Insomma, non ci sono episodi effimeri o evanescenti in “Ama il prossimo tuo come te stesso”: è un album di indubbia qualità, compatto, elegante e dirompente, con una scrittura matura e graffiante che riesce a catturare l’attenzione e l’interesse di chi ascolta.
Mi spiace di non essere riuscito a vedere Manuel dal vivo a Roma sia l’estate scorsa che a dicembre. Confido vivamente in una nuova tranche di concerti nei club già in primavera, anche se mi accontenterei tranquillamente degli spazi all’aperto da giugno in poi. Nel frattempo, comunque, riascolto e assimilo, senza però mancare di rispolverare qualche disco magnifico degli After, per i quali la mia adorazione non svanirà mai.

Alessandro

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