“C’era una volta a… Hollywood” di Mr. Tarantino

Non mi ritengo un immenso estimatore di Quentin Tarantino, eppure ci sono quattro sue pellicole per cui vado matto, al punto tale che potrei rivederle in continuo senza mai annoiarmi. I film in questione sono “Le iene” (“Reservoir Dogs”), “Pulp Fiction”, “Bastardi senza gloria” (“Inglourious Basterds”) e l’ultimo, incantevole, “C’era una volta a… Hollywood” (“Once Upon a Time in… Hollywood”): i primi due si possono tranquillamente ritenere storia del cinema, mentre gli altri risultano essere tra le migliori produzioni americane degli ultimi quindici anni.
Per “Le iene” e “Pulp Fiction”, risalenti rispettivamente al 1992 e al 1994, servirebbero degli approfondimenti veri e propri, da non escludere per quanto riguarda questo sito. In questa sede, nonostante il sonno e la stanchezza del momento, vorrei spendere giusto qualche parola per il lungometraggio più recente realizzato dal formidabile cineasta del Tennessee, sulla cresta dell’onda da circa trent’anni.
“C’era una volta a… Hollywood” l’ho visto in sala nel settembre del 2019, pochi giorni dopo il suo approdo in Italia. Ricordo che avevo molte aspettative sul film, e non solo per la presenza nel cast di due attori superlativi quali Leonardo Di Caprio e Brad Pitt, indubbiamente tra i miei preferiti per quanto riguarda quelli in attività: a intrigarmi, attraverso il trailer, erano diversi elementi come l’ambientazione, la fotografia, le musiche e il montaggio.
Inutile dire come il buon Quentin non abbia affatto deluso con un’opera simile. Nel corso delle due ore e passa trascorse al cinema non persi nemmeno per un minuto l’attenzione. Con una narrazione fluida ma, in ogni caso, sontuosa e suggestiva, il regista statunitense riuscì a tenermi incollato alla poltrona. Davvero un incanto, senza dubbio: più passavano i minuti, più speravo che il film non finisse più, tanto era bello e avvincente.
Tutto perfetto all’interno della pellicola, dalla cura maniacale per i dettagli ai grandi attori scelti da Tarantino, abili a calarsi con professionalità nella parte a loro assegnata. “C’era una volta a… Hollywood” è uno di quei film capaci di stregarti in pochi minuti e indurti a pensare che non sia il caso di fare altro una volta cominciata la visione. Di una come Margot Robbie ci si innamora all’istante, ma di fronte al talento di Di Caprio e Pitt, di fatto i personaggi principali della storia, c’è soltanto da alzare le mani.
Un’opera simile riporta subito indietro nel tempo, permettendo di rivivere il clima e le atmosfere di un periodo tanto esaltante quanto lontano, irrecuperabile. Troppa la voglia di rivederlo per godersi appieno tutta la magia rievocata da un genio del cinema dei giorni nostri.

Alessandro

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