Giulio Cesare (Antonello Venditti)

Sono tante le canzoni di Antonello Venditti a cui resto fortemente legato. D’altronde, in ben cinquant’anni di carriera, ha sfornato un numero incredibile di capolavori, così tanti che già solo abbozzare un piccolo elenco sarebbe estremamente complicato. In linea generale, devo riconoscere di amare particolarmente i suoi pezzi lenti e d’amore, quelli strappalacrime, con lunghe code strumentali spesso e volentieri contraddistinte da intensi soli di sax, che lui ha saputo sempre sfruttare a dovere, andando un po’ controcorrente rispetto alle scelte di certi suoi colleghi.
In Giulio Cesare non c’è un sax travolgente al pari di pezzi quali Modena, Alta marea e Amici mai. Fa capolino nel finale, ma sembra stare un po’ con il freno a mano tirato. Piuttosto emergono le tastiere tipiche degli anni Ottanta, con quel suono particolare adorato da alcuni e detestato da altri. E poi ci sono tante chitarre, soprattutto elettriche. È un pezzo vigoroso dal punto di vista musicale, fatto di accordi bellissimi e, al contempo, struggenti.
A dare una marcia in più alla canzone ci sono poi un testo e una melodia incantevoli, semplicemente da brividi. Davvero un gioiello, non c’è dubbio. Una traccia ispirata, profonda, evocativa. Ci sono immagini uniche dentro Giulio Cesare, flash pazzeschi che vengono fuori in maniera progressiva, nel corso dei sei, intensissimi minuti di pura magia.
Ogni volta che contemplo le primissime note, così cristalline e taglienti, si presenta quel groppo in gola che non vuole saperne di andare via. Il ricordo dei Mondiali del 1966 e del 1986, così come la citazione del grande Paolo Rossi, fanno venire la pelle d’oca. Non so cos’altro aggiungere su questa canzone, che a mio avviso è storia della musica leggera italiana. Le devo tanto, e devo tanto a un compositore straordinario come Antonello, che poche settimane fa, insieme al mitico Francesco De Gregori, ha riempito lo Stadio Olimpico di amore pure.
Per sempre riconoscente a un cantautore superbo, che può piacere o non piacere, ma che è stato capace di costruire una carriera formidabile. Alcuni dischi, soprattutto gli ultimi, possono aver deluso, o comunque non entusiasmato. Ma per decenni c’è stato un rendimento superlativo. Questo è innegabile.

Alessandro

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