Quella bomba di “Collateral”

Da “Strade violente” (“Thief”) a “Heat – La sfida” (“Heat”), da “Alì” a “L’ultimo dei Mohicani” (“The Last of the Mohicans”). Ne ha diretti davvero tanti di capolavori il grande Michael Mann, indubbiamente un cineasta di spessore, capace di creare negli anni un marchio di fabbrica eccezionale, riconoscibile eppure unico. A parte forse “Blackhat” del 2015, dovrei aver visto tutte le sue opere realizzate a partire dall’inizio degli anni Ottanta.
Un film che ricordo sempre con particolare piacere, e che tendo spesso a consigliare alle persone quando mi capita di parlare proprio del buon Mann, è “Collateral”, risalente al 2004 e impreziosito dalla presenza nel cast di Tom Cruise e Jamie Foxx. Per chi non ne avesse mai sentito parlare, è un lungometraggio in bilico tra il film d’azione e il thriller in cui il protagonista, interpretato proprio da Mr. Cruise, è un sicario spietato incaricato di effettuare cinque esecuzioni nell’arco di una notte (Foxx ricopre invece il ruolo del tassista costretto, suo malgrado, ad accompagnarlo in giro per sbrigare la pratica).
Ritengo questa produzione a dir poco impeccabile. Del resto si avvale di una sceneggiatura perfetta. In più è girata benissimo, con belle location e tanti bravi attori, al di là dei due già citati. Credo che il punto forte del film sia il suo ritmo serratissimo: grazie a un montaggio notevole, all’epoca Mann riuscì a dare una marcia in più a tutto il lavoro, capace di tenere lo spettatore col fiato sospeso per circa due ore.
Se “Collateral” mi è rimasto impresso nel tempo, vuol dire che qualcosa di valido lo contiene davvero. Se ne producono ancora tanti di film simili, soprattutto in America. Ma in questo caso, si può affermare senza problemi che Mann abbia dato quel tocco di esperienza per far girare tutto al meglio (fondamentali, nel suo caso, esperienza, sensibilità e maturità).
Un film assolutamente grandioso, a cui non manca nulla. La cosa strana, forse, è che quando partono i titoli di coda si rimane un po’ spaesati: da una parte si tira un sospiro di sollievo visto il termine dalla suspense prolungata, dall’altra ci si rammarica perché si prende atto del fatto che sia terminato un film straordinario, di quelli che potrebbero durare anche quattro ore senza comunque ammorbare il pubblico.

Alessandro

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