Quello splendore de “Il giovane Holden”…

“Il giovane Holden” (“The Catcher in the Rye”) del compianto Jerome David Salinger lo lessi circa vent’anni fa. Probabilmente fu l’estate tra il primo e il secondo superiore, quindi orientativamente nel 2003. Devo ammettere che si trattò di una grande esperienza, qualcosa di magico e sensazionale: fino ad allora non mi era capitato di leggere molto, soprattutto a livello di romanzi, perciò l’impatto con una narrazione come quella tipica di Salinger finì per illuminarmi.
Ricordo ormai poco della trama e delle caratteristiche del personaggio principale, ovvero Holden Caulfield. Tuttavia mi tornano ancora in mente certe scene e certe espressioni, contenute nel volume, piuttosto singolari ed esaltanti. Del resto questo è il testo di Salinger, uscito nella metà del Novecento: un’opera adatta davvero a tutti, scritta in una maniera così lineare e chiara da conquistare anche il lettore più distratto.
Chiaramente la scelta di leggere “Il giovane Holden” ad appena quattordici anni, e in piena estate, non fu per niente volontaria. Diciamo che optai per un lavoro simile nel momento in cui la professoressa d’italiano, la cara Simonetta Marino, indicò alcuni titoli da consultare prima della ripresa delle lezioni di settembre. Per quel che riesco a ricordare, andai un po’ a caso al momento della selezione del volume, se non altro perché de “Il giovane Holden” sapevo poco e niente, così come degli altri libri che componevano l’elenco.
Però, come detto, la lettura si rivelò veloce ed entusiasmante. La storia di Salinger impiegò pochissimo a prendermi, dandomi input importanti, orientandomi verso testi legati alla narrazione americana, ancora oggi una grande passione. Davvero un grande libro, profondo per quanto all’apparenza leggero. Da scoprire e riscoprire per immergersi nella scrittura strepitosa di Salinger, assolutamente fluida e incalzante, ricca di fascino, sontuosa.

Alessandro

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