Lorenzo Amurri, il grande assente

Da più di cinque anni Lorenzo Amurri non è più con noi. Dopo quasi venti passati sulla carrozzina perché paralizzato in seguito a un terribile incidente avvenuto sciando nell’inverno del 1997, nel luglio del 2016 un male incurabile se l’è portato via, facendo perdere ai suoi familiari, ai suoi amici e ai suoi tanti lettori ed estimatori una persona straordinaria, piena di vita, di curiosità e di umanità.
Dopo tante posticipazioni, tipiche di un pigro cronico come me, nel mese di agosto mi sono procurato i suoi due libri pubblicati tra il 2013 e il 2014, ovvero “Apnea” e “Perché non lo portate a Lourdes?”. Inoltre, essendo venuto a conoscenza della pubblicazione navigando in rete, ho acquistato anche “Tracce di ruote”, testo uscito di recente che include alcuni dei suoi numerosi post pubblicati sull’omonimo blog tra il 2008 e il 2015 e che è aperto la prefazione di Niccolò Fabi, suo amico di vecchia data.
Una volta divorato “Apnea”, libro incredibile in cui Lorenzo ripercorre la sua vita a partire dallo schianto contro il pilone di una seggiovia sul Terminillo fino al rientro a Roma dopo mesi e mesi trascorsi a effettuare una lunga e faticosa riabilitazione in una clinica in Svizzera, mi sono dedicato proprio alla lettura di “Tracce di ruote”, un progetto editoriale interessante perché, attraverso gli scritti selezionati, emerge con grande chiarezza la personalità speciale di Lorenzo, uomo colto e intelligente, amante della musica e del cinema, consapevole della propria difficile e frustrante condizione ma, nonostante tutto, sempre capace di strappare una risata attraverso la sua simpatia e la sua scrittura coinvolgente e travolgente.
Avrò incrociato decine di volte Lorenzo, specialmente in occasione di diversi concerti organizzati a Roma. Avendo avuto lui un passato da musicista, prima che l’incidente sulla neve gli impedisse di imbracciare la chitarra, era solito uscire di sera per andare ad assistere alle esibizioni dei colleghi da lui più stimati. La sua storia sciagurata mi ha impressionato fin da subito: una vita intensa e frenetica, con tante passioni e tanti sogni da realizzare, interrotta in modo assurdo da una pura distrazione.
Nonostante i tanti momenti difficili e la certezza di non poter più tornare a camminare, pian piano ha cercato di recuperare un equilibrio interiore per poter rimanere sulla Terra godendo delle poche cose belle che la vita di tutti i giorni poteva riservargli. Una forza di volontà incredibile, la sua. Il mio rammarico più grande è quello di non aver avuto la possibilità di conoscerlo e di stringere amicizia con lui: sarebbe stato emozionante scambiarci anche solo quattro chiacchiere per parlare di musica, riflettendo ad esempio sulle qualità di un determinato gruppo o sulla validità di un particolare album.
Sarebbe bastato essere meno timidi o impacciati per farsi avanti e presentarsi. Oppure, leggendo per tempo “Apnea”, quindi senz’altro folgorato dalla scrittura diretta e potente condita da ricordi singolari, un giovane giornalista romano si sarebbe fatto meno problemi ad avvicinarglisi e a porgere la mano. Il sottoscritto si sarebbe potuto presentare nel settembre del 2014, quando all’Auditorium Parco della Musica di Roma, nell’ambito di un meraviglioso festival organizzato dagli Afterhours, Lorenzo fu protagonista di un’emozionante performance in Cavea proprio con Niccolò: quella volta mi passò accanto in continuo, dal pomeriggio alla sera. Eppure, non colsi l’occasione.
Evidentemente era destino che io e lui non ci conoscessimo, e di certo uno come me non gli avrebbe comunque cambiato la vita. L’unica cosa che mi auguro è che adesso Lorenzo sia sereno, in qualunque posto si trovi.

Alessandro

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