Il trionfo azzurro agli Europei di calcio, un risultato straordinario

Sono passate circa due settimane dal successo della nostra Nazionale agli ultimi Europei di calcio. In tutta onestà, faccio ancora fatica a realizzare quanto di grandioso siano riusciti compiere Roberto Mancini e i suoi ragazzi. Arrivare fino in fondo in una competizione simile, con tante altre favorite, non era affatto semplice, eppure gli azzurri sono stati in grado di dare vita a una cavalcata travolgente, scandita da momenti strepitosi, nonché da fasi complicate, poi risolte con grinta e astuzia.
La gioia è tanta, enorme. Se si pensa in quale stato, tre anni fa, Mancini accettò di guidare l’Italia, viene da mettersi le mani nei capelli. Nel 2018 mancammo clamorosamente la qualificazione ai Mondiali, e il gruppo di allora appariva spento, bollito, senza più stimoli né futuro. Con un atteggiamento signorile e umile, il tecnico di Jesi ha cominciato man mano a raccogliere i cocci e a pianificare, a programmare, a insistere e, addirittura, a sperimentare, a provare soluzioni inedite e, di fatto, coraggiose.
Per quanto mi riguarda, ricorderò tanto e bene quest’impresa, che ho cercato di seguire il più possibile, con l’entusiasmo, la partecipazione e la curiosità di sempre. Ricorderò l’esordio impeccabile contro la Turchia e il successo netto, pochi giorni dopo, contro una Svizzera da domare. E poi la sofferenza contro l’Austria, il carattere e l’autorità contro il Belgio, la resistenza contro la Spagna e la ripresa progressiva contro l’Inghilterra.
E gli abbracci tra Mancini e Gianluca Vialli? Come dimenticarli? Come non commuoversi nel vederli così uniti e affiatati dopo tanto tempo, loro che da calciatori, militando nella stessa squadra, ovvero la Sampdoria, fecero faville. A tal proposito, sono rimasto piacevolmente colpito dalla scelta fatta dal nostro commissario tecnico di scegliere come collaboratori altri suoi compagni di squadra ai tempi della Samp, e quindi Alberico Evani e Attilio Lombardo. Credo che anche un fattore del genere abbia contribuito molto a infondere maggiore serenità e sicurezza nell’ambiente.
Insomma, un’autentica opera d’arte, qualcosa di magico. Tornare ad alzare un trofeo simile significa tanto per l’intero movimento calcistico, così come per il Paese. Non vincevamo un Europeo dal 1968, quindi da cinquantatré anni. Ci eravamo andati vicinissimi nel 2000, quando a Rotterdam, in Olanda, la Francia ci trafisse due volte nel giro di pochi minuti, facendo così sfumare un sogno. Poi, dopo alcune partecipazioni non proprio brillanti (ricordo l’uscita anticipata nel 2004 e l’eliminazione ai quarti nel 2008), ci ritrovammo in finale contro la Spagna nel 2012, ma una condizione fisica pessima e lo strapotere iberico fecero la differenza.
Sicuramente, un domani saremmo tornati a trionfare, ma pensare di farlo quest’anno, a così poco tempo di distanza da un fallimento come quello del 2018, risultava davvero difficile fino a pochi mesi fa, nonostante i buoni risultati ottenuti da Mancini e dai suoi da un po’ di tempo a questa parte. Diciamo che neanche i più ottimisti ci avrebbero creduto.
Sulla finale contro l’Inghilterra ci sarebbe tanto da scrivere. Di certo, rimangono impressi nella mente i continui tentativi fatti per recuperare lo svantaggio iniziale. La rete siglata da Leonardo Bonucci, una liberazione per tutti, ha fatto davvero da spartiacque, permettendoci di ritrovare morale e determinazione.
I rigori, infine, sono stati incredibili. L’errore di Andrea Belotti aveva fatto temere il peggio, ma le successive trasformazioni dei nostri e gli errori degli avversari, frutto anche del talento di Gianluigi Donnarumma, sono state semplicemente decisive.
Dire grazie a Mancini, ai suoi assistenti e ai ragazzi da lui convocati sembra quasi riduttivo. Ma, tutto sommato, non mi vengono in mente formule più convincenti. E allora, a questo punto, grazie infinite. Grazie di cuore a tutti. Avete fatto qualcosa di straordinario e unico.
Ve ne saremo sempre riconoscenti. E non dimenticheremo, assolutamente. Faremo il possibile per ricordare di questi grandi momenti vissuti insieme, in queste caldi notti azzurre.

Alessandro

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