Il “Tilt” irresistibile di Pino Marino

Non avevo dubbi sul fatto che Pino Marino, cantautore romano discograficamente attivo da vent’anni, avrebbe dato alle stampe un nuovo grande album. Eppure, per quanto lo ascolti ormai con frequenza da circa un mese, il suo “Tilt” pubblicato lo scorso 30 ottobre finisce per sorprendermi e incantarmi ad ogni ascolto. Ammetto di essere di parte, di non essere imparziale, di essere un vero ammiratore di questo artista così coerente, saggio e talentuoso pronto a scrivere e a rilasciare raccolte di canzoni solo quando si genera in lui una certa urgenza. Ma come non apprezzare la cura e la profondità e la varietà che contraddistinguono il suo quinto lavoro in studio? Onestamente lo ritengo un progetto discografico sontuoso, impeccabile: non gli manca nulla, non c’è una sola componente che possa far storcere il naso, annoiare.
Attraverso dieci pezzi, in poco più di trenta minuti “Tilt” entusiasma per vari motivi. Entusiasma per dei testi di altissimo livello, pronti a farsi crudi e taglienti in episodi come la potentissima Calcutta, scelta astutamente come singolo apripista, oppure cristallini e incantevoli nel momento in cui i ritmi si addolciscono e gli arrangiamenti appaiono eleganti, morbidi (è il caso, ad esempio, de La mia velocità e Crepacuore). Ed entusiasma, “Tilt”, per sonorità alle volte sorprendenti, almeno se si considerano le opere precedenti firmate da Pino. In più di un frangente si notano soluzioni abbastanza atipiche per lui, in ogni caso da sempre aperto alla contaminazione e alla sperimentazione frutto di maturità e competenza: sono del resto curiose le parti di chitarra elettrica della già citata Calcutta così come le tastiere alla base del tappeto sonoro scelto per sorreggere la melodia suggestiva di Pensiero nucleare.
C’è la sensazione che stavolta, più che mai rispetto al passato, Pino abbia deciso di mescolare le carte divertendosi, lasciandosi andare e, a conti fatti, azzardando. E ci sta. Soprattutto se a dare una mano c’è un musicista sapiente e sensibile come Fabrizio Fratepietro, colui che insieme a Pino Pecorelli (presente nel disco in qualità di bassista elettrico e contrabbassista) accompagnava abitualmente Pino sia in studio che dal vivo già sul finire del secolo scorso. Insomma, con una figura simile al proprio fianco era il caso di osare senza problemi pur mantenendo un marchio di fabbrica ravvisabile specialmente ne La mia velocità.
Più che gradevole la presenza del sax baritono di Vincenzo Vicaro in due brani, vale a dire Calcutta e Crepacuore, dove lo strumento in questione permette di generare atmosfere tanto differenti quanto calzanti, almeno per quelle che sono le caratteristiche dei rispettivi componimenti. Il livello generale è alto perché la qualità è tangibile e messa a fuoco, assecondata nella maniera migliore. E poi si raggiungono picchi altissimi quando le voci ammalianti di Ginevra Di Marco e Tiziana “Tosca” Donati si fanno largo in Maddalena e Roma bella, se non i brani maggiormente riusciti dell’album, di certo tra i più struggenti.
La conclusione affidata a Vinicio Marchioni, che con un’interpretazione magistrale riprende nella title-track alcune delle strofe delle nove tracce precedenti creando in pratica un testo nuovo, finisce per confermare la validità di un disco coi fiocchi, di quelli da riascoltare a ripetizione senza avere alcun tipo di tentennamento nel premere “Play”.
Siamo di fronte a un lavoro notevole, di spessore. Non manca davvero nulla a questo “Tilt”, sicuramente uno dei migliori prodotti musicali italiani di un 2020 che tra Diodato, Paolo Benvengù, Lucio Leoni, Samuele Bersani e Marco Parente (giusto per fare qualche nome) ha dimostrato come una certa musica italiana sia ancora in buonissime mani. Pino non deve più dimostrare nulla, semmai è l’Italia a dover dimostrare qualcosa a lui. È arrivato il momento di dare almeno un’opportunità a chi ha la canzone nel sangue. Pino crea puntualmente una musica di classe ma comunque non ostica, non difficile da masticare: può convincere l’ascoltatore più esigente così come quello invece meno esperto.
Quindi, alla luce di questo, si tratta soltanto di arrivare alla sua musica, tutto qui. Mi rendo conto che non sia semplice, ma “Tilt” potrebbe farsi trovare più facilmente dei suoi predecessori. Mi auguro davvero che sia la volta buona. Perché qualora dovesse accadere, nessuno rimarrà indifferente. Non è semplicemente possibile con queste nuove canzoni.

Alessandro

 

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