“Mentre aspetto che ritorni” (Renato Zero)

Credo sia la prima volta che dedico spazio a Renato Zero nel mio blog, quindi ritengo opportuno spendere qualche parola riguardo questo artista prima di descrivere un po’ la bellissima Mentre aspetto che ritorni, inclusa nell’album “Il dono” risalente al 2005. Che piaccia o no, a mio avviso Zero ha un peso importante, non indifferente, nella musica italiana degli ultimi quarant’anni. Non conosco alla perfezione la sua intera e notevole discografia, tuttavia reputo che disponga di un repertorio invidiabile, nel senso che ha regalato al pubblico un gran numero di canzoni ispirate, universali, profonde.
Va da sé che durante un percorso lunghissimo come quello da lui sostenuto, ci siano stati dei periodi poco brillanti dal punto di vista artistico. Voglio dire che è normale incappare in dischi magari non del tutto irresistibili, soprattutto se si tiene conto della sorprendente prolificità di Zero, uno che ancora oggi riesce a chiudere un album in appena due anni (i primi lavori risalgono all’inizio degli anni Settanta, quindi è notevole la costanza). In linea generale, però, questo personaggio così eclettico ha scritto tante belle pagine a livello musicale, agendo sempre al fianco di ottimi autori e di strumentisti ricchi di esperienza e sensibilità.
Come anticipato, ci sono parecchi album di Zero a me ancora sconosciuti, specialmente quelli incisi nel corso degli anni Ottanta. In ogni caso, per quel che ho sentito sino ad ora, preferisco i brani più lenti e struggenti che nel tempo sono stati pubblicati. Mi attraggono le ballate, o comunque quei componimenti meno vivaci e ritmati dove, spesso e volentieri, gli arrangiamenti prevedono archi e strumentazione in prevalenza acustica. Ciò spiega in parte la mia grande adorazione per Mentre aspetto che ritorni che, guarda caso, si sviluppa tra queste due componenti.
Tra gli innumerevoli pezzi del buon Renato questo rimane, almeno per il sottoscritto, uno dei più riusciti ed emozionanti. Assurdo che siano già passati quindici anni dalla sua uscita. Sembra ieri che, nel novembre del 2005, le radio iniziavano a trasmetterlo con frequenza (meno feedback invece dalle tv poiché non venne realizzato un videoclip ufficiale e questo ne condizionò la diffusione): toccò proprio a Mentre aspetto che ritorni fungere da singolo apripista per “Il dono”. Non c’è dubbio che la scelta fu perfetta perché, oggettivamente, nessuna delle altre undici tracce dell’album ha la stessa dirompenza ed efficacia. D’altronde il brano ha tante caratteristiche notevoli, senza dimenticare il fatto che abbia una durata non troppo elevata (neanche quattro minuti) che lo rende adeguato agli standard delle emittente radiofoniche.
Bastano pochi istanti a una canzone del genere per rapire l’attenzione di chi ascolta: l’apertura dirompente affidata all’orchestra appare ricca di suggestione, le strofe cantate da Renato sono impeccabili a livello di testo e di interpretazione, stesso discorso per un inciso tanto potente quanto dolce e romantico (non sottovaluterei il breve ma tagliente solo di chitarra eseguito da Phil Palmer che spicca poco prima del finale). Insomma, una produzione sontuosa che dà il giusto valore a una composizione di spessore scritta con il contributo di Claudio Guidetti, musicista e compositore che in passato ha lavorato insieme a un’infinità di artisti italiani, ad esempio Roberto Vecchioni, Angelo Branduardi ed Eros Ramazzotti.
Credo che, nel complesso, “Il dono” sia un bel disco. Non capisco come mai molti critici e seguaci di Zero abbiano avuto da ridire sulla sua resa globale. Forse il precedente “Cattura”, rilasciato solo due anni prima, influenzò il giudizio generale delle persone, aumentando involontariamente le aspettative riguardo il successore. Tra i pezzi di questo lavoro che apprezzo particolarmente ci sono Dal mare, L’esempio e D’aria e di musica (quest’ultima fu scelta come quarto e ultimo singolo).

Alessandro

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