“Changeling”, la classe di Clint Eastwood per narrare una storia atroce

Se penso ai film più recenti di Clint Eastwood, quelli degli ultimi quindici anni per intenderci, trovo assulutamente magistrale la resa di “Changeling”. La pellicola in cui recitano, tra gli altri, Angelina Jolie e John Malkovich, è semplicemente da brividi perché capace di risultare molto struggente senza mai cadere nella retorica, nel banale.
Il grande Clint porta sul grande schermo una vicenda incredibile, eppure realmente accaduta. Siamo nell’America di fine anni Venti, in California. La bella Christine Collins perde, da un momento all’altro, le tracce del proprio figlio. Comincia allora una lunga, sofferta e disperata ricerca del piccolo che, purtroppo, non rivedrà più la madre. Frustrata, logarata dal dolore, la protagonista andrà a scontrarsi sempre più contro il sistema, tanto ingiusto e meschino da farla passare come malata di mente finendo addirittura per rinchiuderla all’interno di un manicomio.
Ricordo di essere rimasto decisamente colpito da una storia simile, riletta e sviluppata con assoluto rigore dal regista. Le dinamiche della sparizione del bambino e delle successive ricerche della madre sono così coinvolgenti da far sembrare il film piuttosto breve. E pensare che parliamo di un lungometraggio di oltre due ore.
Non posso che consigliare la visione di un film del genere. Venire a conoscenza di certe atrocità tipiche del secolo scorso è fondamentale. “Changeling” toglie il fiato perché lascia intuire non solo quanto al tempo il cittadino fosse ritenuto l’ultima ruota del carro, ma anche come fosse possibile, nel giro di poco tempo, sprofondare e veder ribaltare la situazione davanti ai propri occhi. Passare da uno stato di benessere al terrore più impensabile. Ecco, la pellicola in questione immortala alla perfezione tale cortocircuito.

Alessandro

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