Pearl Jam, l’essenza del rock americano di fine millennio

Dei Pearl Jam sentii parlare ben presto: al di là della visione saltuaria in televisione dei loro pochi videoclip realizzati a inizio carriera, fu grazie al film “Viaggi di nozze” di Carlo Verdone che mi ripromisi di approfondire la conoscenza di un gruppo del genere (chi ha visto almeno una volta la pellicola in questione, ricorderà la celebre menzione da parte dei personaggi Ivano e Jessica a bordo della loro decappottabile tirata al massimo).
Non potendo comprare i dischi di Eddie Vedder e soci prima della fine delle superiori, causa scarsa disponibilità economica, per lungo tempo ho dovuto affidarmi alla radio per familiarizzare con alcuni dei singoli di maggior successo rilasciati dal gruppo a partire da “Ten”, l’irresistibile disco d’esordio risalente al 1991. Se la memoria non mi inganna fu proprio “Ten” il primo disco dei Pearl Jam da me acquistato (credo fosse l’autunno del 2007 perché avevo da poco iniziato a lavorare come cameriere in un locale a Roma Nord).
Che dire… I Pearl Jam hanno semplicemente fatto la storia del rock statunitense. Gli sono bastati pochi album per imporsi su scala mondiale. Riascoltando lavori come “Vs.”, “Vitalogy”, “No Code” e “Yield” ci si rende conto in maniera abbastanza semplice delle caratteristiche più interessanti della loro cifra stilistica. La scrittura, il timbro vocale e il carisma di Vedder, la potenza del suono sprigionato dalle chitarre elettriche, la solidità della sezione ritmica: con certe premesse, era scontato che il pubblico avrebbe perso la testa per la loro musica.
Va da sé che con il passare degli anni la band americana abbia perso smalto e incisività a livello creativo, ma non si può negare affatto lo spessore dei dischi pubblicati almeno fino al 1998, anno di uscita del già citato “Yield”. Ecco, attraverso cinque produzioni Vedder & Co. sono divenuti uno dei progetti musicali di maggior riferimento in termini di rock. In ogni caso, non sottovaluterei tutto ciò che va da “Binaural” a “Lightning Bolt”. Ovvio che si percepiscano un sound e una scrittura differenti, però ci sta un’evoluzione simile, a maggior ragione quando l’impegno, il carisma e lo stile risultano essere innegabili.
Un disco che mi fa impazzire? Sicuramente “Vs.”. Per me è una bomba perché la tracklist è semplicemente perfetta e il suono è tanto granitico quanto acido. Lavoro davvero sublime.

Alessandro

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