Roma abbandonata dalla proprietà, così non si costruisce nulla

Raramente scrivo di calcio e di Roma in questo blog. Per quanto si tratti di due cose a cui tengo particolarmente, evito di espormi prediligendo argomenti diversi che riguardano altri ambiti come, ad esempio, musica e cinema. Certo è che il momento, dal punto di vista sportivo e affettivo, non è semplice.
Innanzitutto sono molto dispiaciuto per l’esonero di Eusebio Di Francesco, allenatore che stimo tanto e che, alla luce anche dei suoi trascorsi nella Roma stessa nelle vesti di calciatore, avrei voluto vedere ancora a lungo sulla panchina della mia squadra del cuore. In ogni caso bisogna ammettere che da tempo le cose non funzionavano, perciò ritengo inevitabile e opportuna questa separazione che viene ufficializzata nel bel mezzo della stagione.
Lo dico da tempo agli amici, ai parenti, ai colleghi: non è possibile che qui nella Capitale, in termini calcistici, rosa e staff tecnico vengano cambiati di continuo. È assurdo che qui un allenatore “duri” al massimo un paio di anni. Il sottoscritto non può sapere cosa accada di preciso a Trigoria, però è anormale che da quando si è insediata la proprietà americana il ciclo di un progetto si esaurisca nel giro di pochi mesi.
Credo che il problema non derivi tanto dal cosiddetto “ambiente”, neppure dai giocatori. A mio avviso il problema è a monte. Il problema è che una società di calcio non può essere gestita a distanza. Il presidente di un club deve vivere più da vicino le sorti della sua squadra. Non si può delegare, non ci si può affidare totalmente ad altri collaboratori. La Roma ha bisogno di altre persone ai vertici. C’è la necessità di farsi guidare da un presidente magari meno ricco però abile a leggere certe situazioni, a prendere provvedimenti immediati, ad agire di pancia. Tutto questo manca e se poi i risultati non arrivano è inutile lamentarsi.
Sono quasi dieci anni che ogni estate la Roma cambia totalmente pelle. Plusvalenze, scambi, prestiti, acquisti a ripetizione: possibile che nessuno capisca come sia poco sensato stravolgere senza soluzione di continuità il parco calciatori? Non credo ci voglia uno scenziato per comprendere che cambiando a ripetizione gli interpreti diventi impensabile consentire a chi rimane e a chi arriva di trovare la giusta intesa sul campo.
So benissimo che ormai il calcio è in mano ai procuratori, però una grande squadra si impone quando le sessioni di mercato non comportano eccessive rivoluzioni, semmai contribuiscono a far aggiungere alla rosa pedine di spessore, funzionali al tipo di gioco che si vuole imbastire.
Adesso ci sono una manciata di partite a disposizione per strappare quel quarto posto che vorrebbe di Champions League e quindi denaro utile per non dover presto smantellare tutto e dare via i migliori. Del ritorno di Claudio Ranieri sono felice, non posso negarlo. Mi rendo conto tuttavia che un tecnico carismatico ed esperto come lui non possa fare miracoli, soprattutto se non seguito dai suoi calciatori.
Insomma, qui per raddrizzare la situazione ci vuole una scossa collettiva. Vedremo cosa succederà. Certo è che tentare di rialzare la testa con un allenatore il cui contratto scadrà tra tre non è affatto entusiasmante.
Spero che il Mister riuscirà a dare in fretta una nuova identità ad una squadra che ha sì degli elementi di qualità ma che, in fin dei conti, è stata costruita piuttosto male.

Alessandro

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