ZZ Top, la leggenda

Qualche settimana fa, il mio caro amico Francesco Sicheri mi ha girato una foto che lo ritraeva con l’immenso Billy Gibbons, leader degli ZZ Top, da lui incontrato (presumo per un’intervista da includere nel futuro numero del magazine “Guitar Club”) a Pistoia. Al di là del fatto di essere felicissimo per lui, cresciuto con i dischi incisi negli anni dalla celebre band texana, ho riflettuto a lungo sulla storia, sulla grandezza di un gruppo come quello capeggiato dal Reverendo.
Chi non possiede una grande cultura musicale finisce per sottovalutare gli ZZ Top, riconducendoli ad un paio di hit degli anni Ottanta oppure, cosa più grave, ricollegandoli soltanto a quelle lunghe e buffe barbe che, in termini di immagine, ne rappresentano il marchio di fabbrica. Qui però stiamo parlando di un trio in grado di tirare fuori un sound incredibile, potente, a tratti sensuale e in altri momenti acido al punto giusto da far impazzire gli amanti del blues rock più sanguigno, spiazzante, contaminato.

È chiaro che nel tempo Gibbons e soci abbiano perso smalto dal punto di vista compositivo (e ci sta, perché non si possono sfornare capolavori in continuo). Detto ciò, vanno comunque sottolineati un paio di aspetti: almeno fino a “Degüello”, lp rilasciato nel 1979, la discografia degli ZZ Top è a dir poco eccellente; ancora oggi, dopo circa cinquant’anni di carriera, i “ragazzi” sanno dominare benissimo i palchi, dando vita a degli show travolgenti in cui non manca spazio per un po’ di sacrosanta ironia.
Nel 2010 andai a sentire la band all’Ippodromo delle Capannelle, qui a Roma. Un live magnifico, di cui conservo un bel ricordo. Credo che da professionisti del genere ci sia soltanto da imparare.

Alessandro

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