Euro 2000 e l’impresa degli Azzurri all’Amsterdam Arena

Ci sono manifestazioni, partite, episodi che quando ami incondizionatamente il calcio non riesci a dimenticare. Sarà che martedì la Nazionale è tornata a giocare ad Amsterdam, ma io ad Euro 2000 e all’incredibile semifinale contro gli Orange ci penso spesso. Ricordo praticamente tutto di quell’estate. Considerando che l’adorazione per la casacca azzurra era scattata già nel 1994, quando presero il via gli Europei in Belgio e Olanda c’era in me un’emozione potentissima.
Come in occasione di Euro ’96 e Francia ’98, vidi gran parte delle partite date in tv (al tempo la Rai riusciva a coprire ogni singola partita di tornei del genere). Il cammino dell’Italia fu perfetto. La vittoria sulla Turchia nella gara d’esordio (magnifica la marcatura in rovesciata di Antonio Conte), quella secca contro il Belgio e l’altro 2-1 inferto alla Svezia. Punteggio pieno nel girone e nessun problema ai quarti: Romania battuta in maniera convincente, pur con qualche brivido.
Alla vigilia della partitissima contro l’Olanda erano davvero in pochi ad immaginare un nostro colpaccio. Quella squadra era formidabile, concreta, piena di stelle. Gli uomini di Rijkaard non sembravano avere punti deboli. In più erano attesi all’Amsterdam Arena da migliaia di sostenitori scatenati. E infatti ripensando a quegli spalti gremiti, tappezzati di arancione, viene ancora il magone.
L’undici iniziale mandato in campo da Zoff cerca di fare una gara ordinata, ma l’avversario ha una marcia in più. I fiamminghi sono un fiume in piena. Restiamo in 10, Frank De Boer si fa ipnotizzare da un Francesco Toldo mastodontico. Quando viene fischiato il secondo rigore in favore dei padroni di casa tutti pensano sia finita. Patrick Kluivert angola troppo: palo clamoroso. Si va avanti in apnea. Poi quella lotteria epica, con Toldo che sale in cattedra e i suoi compagni di squadra implacabili dal dischetto tranne Paolo Maldini (sul capolavoro di Francesco Totti ci vorrebbe invece un post a parte).
Avevo la febbre il 29 giugno del 2000. Ero in vacanza a Pescara dai nonni e guardai il match steso sul divano in soggiorno. Un delirio autentico. Una gioia indescrivibile al termine dell’agonia, nonostante le forze ridotte a zero. Dopo ci fu la sciagurata finale a Rotterdam. Il lampo di Marco Delvecchio, il raddoppio mancato più volte e il tragico epilogo. A livello calcistico le disgrazie sono nel nostro Dna. Forse un giorno torneremo a gioire. Non so però quando tutto questo accadrà.

Alessandro

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