“Brivido caldo”, esempio perfetto di thriller ben costruito

Nel primo anno di specialistica alla Sapienza frequentai un corso di sceneggiatura (era il 2012). Tra i testi da consultare per l’esame c’era anche quello di Francis Vanoye intitolato “La sceneggiatura. Forme, dispositivi, modelli”. Apprezzai molto il volume, se non altro per la chiarezza espositiva. Nei vari capitoli del libro Vanoye faceva più volte riferimento a “Brivido caldo” (“Body Heat”), opera firmata da Lawrence Kasdan e uscita al cinema nel 1981. Fino a quel momento non avevo mai sentito parlare del film, tantomeno del regista.
Kasdan non è uno di quei filmmaker troppo rinomati e osannati nel tempo da pubblico e critica, eppure vanta una filmografia niente male (“Il grande freddo”, “Ti amerò… fino ad ammazzarti” e “Grand Canyon – Il cuore della città” su tutti). “Brivido caldo” è il suo film d’esordio ed è un lavoro impeccabile. Non a caso Vanoye elogia in più punti del libro le tante qualità di un lungometraggio incalzante e ben interpretato da William Hurt e Kathleen Turner. Riguardandolo oggi mi rendo conto di quanto sia prezioso ed esemplare per chi deve scrivere una sceneggiatura. Kasdan ha buttato giù una storia innanzitutto coinvolgente, ambientata in una Florida tutta sole, mare e drink ghiacciati. La buona riuscita di “Brivido caldo” è garantita poi da un testo eccellente per situazioni e tempi.
La precisione con cui arrivano i momenti cruciali di snodo della vicenda permettono alla pellicola di scorrere in maniera a dir poco perfetta. Ecco perché alla prima prova da regista Kasdan non fallisce, ma anzi regala agli amanti del cinema di qualità un pregevole, nonché sottovalutato, thriller di inizio Ottanta.

Alessandro

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