Italia, la grinta e i sogni lasciati a Bordeaux

Una settimana appena dall’eliminazione, ma quanto sconforto ripensando alla beffa. L’uscita ai quarti contro la Germania è uno di quegli episodi che restano, che non si dimenticano. Non le scordi certe partite. Come Italia-Argentina del ’90 o Italia-Francia del 2000. Abbandonare una competizione dopo i tiri dal dischetto ci sta. Ma l’esito del match di Bordeaux fa male per tanti motivi. Perché la nostra Nazionale aveva espresso buon gioco per lunghi tratti. Perché aveva vinto gare alla vigilia impensabili (Belgio, Spagna). Perché dava la piena percezione di essere un gruppo tanto compatto quanto felice, sereno. E poi perché la lotteria dei rigori contro i tedeschi è stata surreale. Davvero sembrava fatta quando Pellè è andato sul dischetto. E quando Schweinsteiger l’ha mandato alto,pareva un segno del destino che toccasse a noi trionfare. E invece quando si è andati a oltranza è successo quello che è successo.
Vedere piangere Buffon e Barzagli faceva stringere il cuore. Gli si leggeva in faccia tutto il rammarico per l’impiego incredibile di entusiasmo e di energie a partire dall’inizio del trofeo. Quando si torna a casa da un Mondiale o un Europeo, il dolore è amplificato dal fatto che troppo si dovrà aspettare perché una delle due rassegne riparta. Il pensiero di non avere più Antonio Conte in panchina, quello di vedere andare via pian piano i senatori a causa dell’età: in testa passano tante cose.
Bisognerebbe andare avanti, voltare pagina. Pensare che con Ventura potrebbe vedersi una bella e solida Italia. Ma per me fa ancora male. E dispiace per quegli Azzurri che hanno dato tutto. Quelli che in queste calde serate estive più di un brivido ce l’hanno regalato. Grazie a chi ha lottato.

Alessandro

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