“‘O Diavolo”, un Francesco Di Bella ispirato tira fuori un album magnifico

Da giorni ascolto con grande emozione “‘O Diavolo”, il terzo album solista di Francesco Di Bella. In molti lo hanno criticato in seguito allo scioglimento dei 24 Grana e, soprattutto, dopo l’inizio di un percorso caratterizzato da un naturale, auspicabile, cambio di sound e di linguaggio.
Onestamente non ho mai condiviso quanto letto principalmente sul web. Perché, ad esempio, il disco “Francesco Di Bella & Ballads Cafè”, con la sua impronta intimista e acustica, rimane ancora oggi un gioiellino, esempio di eleganza e, se vogliamo, di coraggio (stravolgere gli arrangiamenti di certe canzoni storiche incise dalla band partenopea non può e non poteva essere considerato un gioco da ragazzi).
Nel settembre del 2016 arrivò “Nuova Gianturco”, lp già di gran lunga diverso dal predecessore, da considerarsi una sorta di “best of”. Ecco, pure quello a mio avviso fu un disco interessantissimo, poco compreso tanto dal pubblico quanto da una stampa sempre meno attenta a quelli che sono i contenuti musicali e testuali degli album rilasciati in Italia così come all’estero (quei pochi colleghi rimasti ad occuparsi di musica tendono a soffermarsi su cose futili, di contorno, non a descrivere come si deve un cd). A proposito di “Nuova Gianturco”, fu totalmente ignorato il raffinato lavoro tanto in termini di scrittura quanto di arrangiamento (al suo fianco, ancora una volta, l’esperto Daniele Sinigallia).
Adesso arriva questa nuova raccolta composta da tracce inedite e prodotta da Andrea “Fish” Pesce, uno estremamente abile a rendere omogeneo, concreto e appetibile il suono di un album di musica italiana, che sia di stampo pop oppure d’autore. Chiaramente non siamo di fronte ai 24 Grana di “Loop” o “Metaversus”, però posso garantire che “‘O Diavolo” sia un album eccellente. I nove brani in tracklist denotano un’ispirazione da non sottovalutare. Si sente grande energia. È facilmente percepibile la volontà, da parte dell’artista e dei suoi collaboratori, di tirare fuori un album maturo ma al contempo sperimentale, profondo anche se non del tutto crepuscolare.
È un Di Bella in grande spolvero insomma. Perché stavolta non siamo soltanto di fronte ad un progetto suonato in maniera eccellente: qui ci sono canzoni di indubbio spessore. Se già ‘O Diavolo, il primo singolo, risulta essere un ottimo esempio di songwriting dirompente, Scinne ambresso, Canzone ‘e carcerate e Notte senza luna sono a dir poco struggenti. Poi c’è la magia di Stella nera, l’immediatezza de Il giardino nascosto. Probabilmente con Rub-a-dub-style si toccano livelli altissimi in termini compositivi e sonori.
Un album pieno di sfaccettature, dove si alternano archi e chitarre elettriche, da ascoltare senza potenziali fonti di distrazioni. Complimenti davvero a Francesco che con sacrificio e astuzia dimostra di anno in anno di avere sempre tante cose da dire, di essere in continua evoluzione. L’evoluzione che convince assai il sottoscritto.

Alessandro

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