“Il Confine Di Bonetti” e il Floris scrittore che non ti aspetti

Premetto che non sono un grande lettore, non sono un divoratore di libri: adoro il mondo della letteratura, ma durante l’anno riesco a leggere pochissimi romanzi per via di una vita sempre abbastanza frenetica. In più non conosco affatto il Giovanni Floris scrittore, personaggio che finora ho sempre seguito solo nel contesto televisivo con parecchia ammirazione.
Detto questo, per Natale la mia collega ed amica Elisabetta Mazzeo mi ha regalato “Il Confine Di Bonetti”, il primo romanzo di Floris uscito nel 2014 e arrivato dopo una lunga serie di saggi da lui rilasciati nel tempo. Devo dire che sono stato molto preso dalla lettura. È un libro che mi ha coinvolto non poco grazie ad una lampante efficacia dal punto di vista strutturale ed una gradevole semplicità sotto l’aspetto della narrazione.
Bello leggere di certe avventure “romane” raccontate in prima persona dal notaio Ranò, trascinato in una brutta disavventura da un gruppo di vecchi amici in occasione di un’improvvisa rimpatriata. Bello contemplare la cura nelle descrizioni di certe atmosfere degli anni Ottanta, quelle che io personalmente non ho respirato. Una vicenda bizzarra e scomoda per chi la racconta, Ranò per l’appunto. Un bell’esempio di concretezza testuale.

Alessandro

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